Perché il gioco simbolico attiva il cervello, la creatività e l’apprendimento

Quando mio figlio era piccolo amava travestirsi e uscire di casa così com’era: una volta Ironman, una volta pirata, scienziato, Thor, re.
Lo faceva senza vergogna, completamente immerso nel gioco e nel suo personaggio.
Con il tempo, inevitabilmente, la vergogna (questa emozione fastidiosa ma necessaria, come tutte le emozioni) è arrivata, come accade spesso durante la crescita.
Eppure, ogni volta che può, anche oggi, torna a travestirsi — magari in modo minimo, ma autentico.
Anch’io ero una bambina che amava travestirsi. Mi sentivo libera, potente e frizzante.
Oggi, come pedagogista, mi affascina leggere queste esperienze alla luce delle neuroscienze dello sviluppo.
Il travestimento non è solo gioco: è un potente attivatore cerebrale e creativo.
Travestimento e gioco simbolico: cosa succede nel cervello

Il travestirsi rientra pienamente nel gioco simbolico, una forma di gioco che compare in modo naturale nei primi anni di vita e che ha un ruolo chiave nello sviluppo cognitivo ed emotivo.
Dal punto di vista neuroscientifico, quando un bambino si traveste:
- attiva la corteccia prefrontale, coinvolta nella pianificazione, nell’organizzazione e nelle funzioni esecutive
- stimola il sistema limbico, che integra emozioni, memoria ed esperienza affettiva
- rafforza le reti neurali legate all’immaginazione e alla costruzione dell’identità
Sembrerebbe che il cervello stia “facendo finta”.
In realtà, sta allenando connessioni reali.
Dal punto di vista neurobiologico, il travestimento attiva una risposta chimica positiva:
la dopamina sostiene motivazione e curiosità già nella fase di scelta;
le endorfine favoriscono benessere durante il gioco;
ossitocina e serotonina rafforzano sicurezza emotiva e senso di competenza quando il bambino si sente accolto.
Allo stesso tempo, in un contesto di gioco libero e non giudicante, i livelli di cortisolo tendono a diminuire, favorendo regolazione emotiva e condizioni ottimali per l’apprendimento.
Il valore neuroeducativo del rituale del travestirsi

Non si tratta solo del costume.
Piuttosto, è il rituale a fare la differenza.
Il processo del travestimento segue una sequenza neurobiologicamente significativa:
- Prima: scelgo, anticipo, desidero → attivazione della motivazione e della dopamina
- Durante: mi immergo nel ruolo → integrazione tra corpo, emozione e pensiero simbolico
- Dopo: esco dal ruolo → rielaborazione e integrazione dell’esperienza
Questo movimento insegna al cervello qualcosa di fondamentale:
si può entrare e uscire da stati emotivi diversi mantenendo continuità del sé.
In altre parole, il bambino non “si perde” nel ruolo.
Al contrario, costruisce basi importanti per la futura regolazione emotiva.
Creatività e flessibilità cognitiva

La creatività non è un talento riservato a pochi.
È, invece, una funzione neurocognitiva che si sviluppa quando il cervello può trasformare i significati.
Nel gioco del travestimento:
- un oggetto cambia funzione
- un ruolo cambia prospettiva
- l’identità diventa fluida, non rigida
Questo allena:
- pensiero divergente
- flessibilità cognitiva
- capacità di problem solving
Tutte competenze fondamentali per l’apprendimento e per la vita adulta.
Vergogna, sviluppo e gioco

La comparsa della vergogna con la crescita non è un errore.
Al contrario, è un passaggio evolutivo legato allo sviluppo della coscienza sociale.
Tuttavia, quando il gioco simbolico è stato rispettato e nutrito, non scompare.
Resta come possibilità interna e come risorsa creativa.
Ogni volta che un bambino, un adolescente o un adulto torna a giocare simbolicamente, riattiva reti neurali legate alla libertà espressiva e alla creatività.
Uno sguardo pedagogico

Per chi lavora in pedagogia, psicologia ed educazione, il cervello resta un territorio profondamente affascinante.
In questo senso, il gioco simbolico è uno dei suoi linguaggi più autentici.
Travestirsi non è un’attività superficiale è un’esperienza che sostiene:
- lo sviluppo cerebrale
- l’elaborazione emotiva
- la creatività
- l’apprendimento profondo
Il cervello impara meglio quando può immaginare, trasformare, giocare.
Il mio consiglio è di non aspettare date “speciali” o occasioni imposte.
Tenete a casa o a scuola, a portata di mano una grande scatola o baule dei travestimenti: capelli finti, maschere, trucchi, pezzi di stoffa colorati o brillanti, corone, ali, oggetti strani e trasformabili: tutto ciò che può diventare qualcos’altro.
Non serve acquistare costumi costosi o perfetti
Travestirsi anche con materiali trovati in natura sia nel giardino, al parco come fiori, foglie secche, rami, tronchetti. Sarebbe ancora più benefico.
Sono proprio i materiali semplici, aperti e imperfetti ad allenare davvero l’immaginazione, la creatività e lo sviluppo emotivo dei bambini. Perché gli obiettivi più importanti non si trovano nel vestito giusto, ma nello spazio che lasciamo ai bambini per inventare, trasformare ed esprimersi.
Un consiglio pratico
Non aspettate date “speciali” o occasioni imposte.
Tenete a casa o a scuola, a portata di mano, un grande sacco, scatola o baule dei travestimenti:
stoffe, maschere, cappelli, ali, corone, oggetti strani e trasformabili.
Non servono costumi costosi o perfetti.
Infatti, sono proprio i materiali semplici, aperti e imperfetti ad allenare davvero immaginazione, creatività e sviluppo emotivo.
Perché gli obiettivi più importanti non si trovano nel vestito giusto,
ma nello spazio che lasciamo ai bambini per inventare, trasformare ed esprimersi.
Fonti e riferimenti bibliografici
I concetti neuroscientifici, pedagogici ed educativi citati in questo articolo si basano sui seguenti contributi teorici e di ricerca:
- L. Vygotskij – Il gioco e il suo ruolo nello sviluppo psichico del bambino
- D. J. Siegel – The Developing Mind / La mente relazionale
- S. Russ – Pretend Play in Childhood: Foundation of Adult Creativity
- J. Piaget – La formazione del simbolo nel bambino
- G. Bateson – Verso un’ecologia della mente
- D. Goleman – Intelligenza emotiva
- M. Schenetti, R. Farnè – contributi su gioco, outdoor education e sviluppo integrato
- J. Robertson – Dirty Teaching / Learning Outdoors (corpo, gioco e apprendimento)

